Tia

giovedì 24 aprile 2025

25 Aprile

 


25 Aprile

Per un latitante, le feste non esistono.

Ogni giorno è scandito da precauzioni, appuntamenti e la costante ricerca di un rifugio sicuro.

Ma il 25 aprile, per noi compagni, ha sempre avuto un significato speciale: il ricordo della Liberazione dal fascismo, il sacrificio dei Partigiani e dei Compagni che hanno lottato per un’Italia libera.

Quella mattina, però, non c’era spazio per celebrazioni.

Avevo un appuntamento con Ciccio, anche lui latitante, per verificare la via di fuga del nostro prossimo “lavoro.”

Salimmo sul 409, sedendoci in posti separati, io dietro di lui.

L’autobus era stranamente pieno, segno che non passava da un po’.

Gli chiesi se avesse un biglietto per me, ma mi rispose che aveva solo la sua tessera mensile.

“E poi, chi vuoi che venga a controllare oggi?

È il giorno della Liberazione,” disse con leggerezza.

Ma, come a voler smentire le sue parole, alla terza fermata salirono i controllori.

I nostri sguardi si incrociarono per un attimo, un’intesa silenziosa.

Ciccio, con il suo temperamento, non perse tempo.

Quando i controllori gli chiesero il biglietto, alzò la voce: “Non ce l’ho! Sbirri, anche oggi venite a rompere i coglioni!”

La tensione salì, e tutti i controllori si concentrarono su di lui.

Io, intanto, mi avvicinai alla porta, pronto a scendere alla fermata successiva.

L’autobus si fermò, ma uno dei controllori ordinò all’autista di non aprire le porte.

Ciccio, carico di rabbia, continuava a urlare frasi sconnesse.

Quando i controllori iniziarono a chiamare la centrale, lui mise le mani in tasca.

Il controllore più vicino fece un passo indietro, temendo il peggio.

Ma Ciccio tirò fuori la tessera mensile e gliela sbatté in faccia.

“Tiè, sbirro! Questa è la tessera.

E ricordati che mio nonno era un partigiano e ha combattuto per la Liberazione, anche la tua!”

La tessera era valida, e i controllori, confusi e imbarazzati, ordinarono finalmente di aprire le porte.

Scendemmo insieme, e appena fuori ci abbracciammo, ridendo della scena.

Con la coda dell’occhio, vidi i controllori che forse cominciavano a intuire che quell’incidente non era stato casuale.

Ma ormai era troppo tardi.

Se avessimo preparato quella scena, difficilmente sarebbe venuta così bene.

 

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